IN ASSENZA DEL CORPO

Il progetto è nato e prende il titolo da un articolo di Annalisa Camilli, uscito su Internazionale lo scorso ottobre 2020, intitolato “In assenza del corpo”. Nell’articolo, molto toccante, è raccolta la testimonianza di una donna che ha perso il padre durante i giorni più duri di epidemia da Covid a Bergamo. Questo mi ha spinto a leggere alcune delle testimonianze presenti nella pagina facebook “Noi denunceremo”.

Nei racconti, il tema degli oggetti appartenuti ai defunti era ricorrente: si parlava di quelli presenti nella loro casa e di quelli riconsegnati, in ospedale, ai parenti delle vittime i cui corpi erano letteralmente scomparsi.

Sono rimaste impresse dentro di me le immagini degli "effetti personali", fissi, immobili, cristallizzati nell’attimo del loro ultimo utilizzo.

In particolare mi colpì la testimonianza di una ragazza rimasta orfana di madre e padre nel giro di pochi giorni, che confessò di avere l’intenzione di trasferirsi nella loro casa perché stare tra le loro cose le restituiva il calore del loro abbraccio.

Andy Warhol disse “La cosa migliore di una fotografia è che non cambia mai, anche quando le persone in essa lo fanno”.

Se le persone amate scompaiono allora, forse, è ancora più vero.

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